La proposta di riforma sul copyright online è legge

L’Unione Europea ha approvato la proposta di riforma sul copyright, una questione che tocca tutti noi fruitori del web da vicino e che ha visto fronteggiarsi due accaniti schieramenti: da un lato quello di chi difende la libertà del web, la sua capacità di diffusione di idee, dall’altro chi difende artisti e autori che vedono le proprie opere utilizzate da terzi senza la possibilità di riceverne un giusto compenso.

La riforma si pone l’obiettivo di trovare il giusto mezzo tra le due esigenze ma, così com’è scritta, rischia in realtà di limitare fin troppo l’autonomia e la libertà del web. Visto che uno dei punti chiave della nuova legge è che la responsabilità nella violazione del diritto d’autore dovuta al materiale caricato dagli utenti diventa a carico del fornitore del servizio stesso, e non più di chi ha fatto materialmente l’upload, c’è da chiedersi come le varie piattaforme riusciranno a filtrare i contenuti.  Youtube, ad esempio, sostiene che, nonostante il loro sia uno dei sistemi più sviluppati e strutturati per il monitoraggio di eventuali violazioni di copyright, a volte non è sufficiente e ciò lascia intendere che se nemmeno un colosso come Youtube ci riesce, probabilmente in pochi potranno farcela. Quindi? Quali sono le piattaforme che resisteranno a questa legge? E la diffusione dei contenuti sarà effettivamente limitata o semplicemente si sposterà su piattaforme al di fuori della UE?

In molti hanno provato ad opporsi a questa riforma: Wikipedia, che è arrivata anche ad oscurare le proprie pagine per 24 ore, YouTube che ha coinvolto molti Youtuber per informare ciascuno i propri follower, Tim Berners-Lee (l’inventore del World Wide Web) che, a capo di una squadra di personalità di spicco del mondo accademico europeo, ha inviato diverse lettere al parlamento europeo, e innumerevoli (poche in Italia) manifestazioni popolari di dissenso.

Ma non è stato sufficiente.